Tragedia Lampedusa

La tragedia di Lampedusa? È colpa nostra

A Lampedusa è avvenuta l’ennesima tragedia per cui dobbiamo vergognarci. Non servono a nulla le lacrime per quella fila di cadaveri poggiati sulla spiaggia dell’Isola dei Conigli. Ma dobbiamo metterci una mano sulla coscienza noi europei e dire: sì, è colpa nostra.

Perché da troppo ce ne freghiamo degli sbarchi sulle coste siciliane e maltesi. Come se fosse un problema locale, come se non meritasse neanche una seduta di un’ora al Parlamento di Strasburgo. Anzi, quando c’è da bacchettare Roma o La Valletta per scelte che contrastano con il concetto di accoglienza, lassù sono i primi ad alzare la voce.

Bravi a parlare, pessimi ad agire.

I morti di Lampedusa, non solo quelli di oggi, meritano un’inversione di tendenza.

Non possiamo più addolorarci e basta, spargendo lacrime di coccodrillo. Occorre riflettere su soluzioni che possano prevenire questi drammi.

E, soprattutto, occorre che tutta l’Unione Europea si sieda attorno allo stesso tavolo e si rimbocchi le maniche per promuovere una politica comunitaria di accoglienza, dove ogni Stato membro faccia la sua parte, anziché scaricare il problema solo all’Italia e alla piccola isola di Malta.

Perché è nell’accoglienza che bisogna trovare il punto di partenza per evitare di contare tanti altri morti.

Perché l’idea che gli uomini hanno tutte patrie diverse dovrebbe cominciare a far parte del passato ideologico di ognuno di noi.