Legge elettorale, lettera al segretario del PD Matteo Renzi

Oggi ho inviato a Matteo Renzi, segretario nazionale del Partito Democratico, una lettera con cui ho espresso le mie perplessità sulla legge elettorale che si sta delineando.

Ecco il testo:

«Spett. Segretario,

a scriverle è un militante del PD, un semplice Consigliere di Circoscrizione che giornalmente deve giustificare il motivo per cui ha deciso di aderire al partito da lei oggi guidato.

Ma, ancor di più, mi viene chiesto di spiegare il perché abbia deciso di sostenerla alla guida del Partito e conseguentemente alla guida del Paese.

La politica è passione e voglia di servizio, ma sopratutto è attenzione verso il Paese, ed in particolare verso i cittadini che oggi vivono momenti di forte crisi. È importante dirigere gli sforzi verso la creazione di un nuovo patto sociale, perché per risollevare l’Italia serve il contributo di tutti.

Ma se in un territorio ristretto, come le circoscrizioni municipali, il rapporto tra politica e cittadini è diretto, anche se noi ci occupiamo semplicemente di buche stradali, di lampadine spente e di quant’altro lei conosce bene, vista la sua attività di Sindaco, mi rendo anche conto che oggi il Partito Democratico e la politica nazionale in genere siano chiamati ad affrontare le emergenze del Paese, il problema del lavoro, la necessità di rimettere in ordine i conti, ma soprattutto avete la grande missione di restituire speranza agli italiani.

Ma non per questo potete pensare di staccarvi dalla realtà, non per questo potete pensare di aumentare la distanza tra cittadini e politica, non per questo potete pensare ad una riforma elettorale che elimini le preferenze.

Un legge elettorale è uno strumento che non può soltanto servire a costruire un parlamento di nominati, ma deve essere uno strumento nelle mani dei cittadini per controllare la politica.

I nostri padri costituenti vennero eletti con le preferenze, in un momento storico in cui bisognava ricostruire il paese, quelle preferenze portarono in Parlamento uomini e donne che ebbero coraggio e passione per dedicarsi alla nostra Italia.

Uomini e donne che vissero il ventennio fascista senza mai perdere la speranza, e senza mai smettere di lottare per un’Italia libera e democratica.

Oggi, con il Porcellum prima, e con l’Italicum adesso, state togliendo ai cittadini quel potere di controllo e di sovranità, che la nostra carta costituzionale ci assegna. Oggi state salvaguardando la casta, ci imporrete dei candidati che non saranno scelti da noi, bensì da voi.

Seduti al tavolo delle trattative, farete quadrare i vostri conti, ed ancora una volta impedirete ai cittadini di esercitare il potere di scelta e di controllo, perché siete ben coscienti che oggi molti di voi parlamentari non tornereste in Parlamento, ed oggi assistiamo a squallidi spettacoli indecenti che non fanno altro che farci vergognare di voi.

Un Parlamento pieno di condannati, truffatori, uomini che hanno fregato l’Italia e gli italiani, uomini pienamente coscienti di non riscuotere più il consenso dei cittadini, per cui è naturale la ricerca della conservazione della specie.

Pertanto, caro segretario, con grande tristezza e con un pizzico di amarezza la informo che senza le preferenze: IO NON ANDRÒ A VOTARE.

Inoltre, caro segretario, la invito a non fare scelte mediatiche che potrebbero portare benefici elettorali, ma ben pochi benefici alla collettività.

L’abolizione del Senato sarebbe un grande errore, il bicameralismo va riformato, ma tale riforma non può passare attraverso l’amputazione di un ramo del parlamento.

Due camere sono garanzia per il Paese, ma se davvero vuole intervenire sulla riduzione dei parlamentari, la invito ad un’ulteriore riflessione: il Senato, fin dall’antica Roma, ma anche nelle moderne democrazie – come negli USA – è sempre stato il luogo dei saggi, pochi uomini con grande consenso che verificano il lavoro della seconda camera ed hanno pieni poteri legislativi.

Per cui piuttosto che abolirlo, sarebbe più opportuno ridurlo ad un terzo, quindi da 315 i senatori diverrebbero 105, e la Camera, mantenendo le proprie prerogative, potrebbe essere dimezzata da 630 a 315: il risparmio sarebbe notevole ben 525 parlamentari in meno (a fronte dei soli 315 senatori che lei oggi vuole abolire).

Certo, con queste poche righe, non ho la pretesa di potere entrare nella complessa macchina delle riforme, ma sicuramente ho la voglia e la pretesa di scrivere al mio segretario nazionale, per ricordargli che il mandato che ha ricevuto è quello di restituire speranza e diritti, ma soprattutto di sottolineargli che lo scopo di queste due riforme deve essere quello ricostruire il rapporto elettori/eletti, perché come lei potrà ben vedere, dal 2006 al 2013 sempre meno italiani si sono recati alla urne (83% 2006, 75% 2013), e le riforme da attuare non possono continuare ad allontanare i cittadini dalle istituzioni».