Marcia per l’Indipendenza, suggestiva ma il problema riguarda i politici siciliani

Domenica, a Palermo, ci sarà la “Marcia per l’Indipendenza” e, senza dubbio, ha il suo fascino e, in un periodo in cui l’indipendenza va di moda, perché non tornare anche noi ad alzare la voce?

Ma per cambiare le cose c’è davvero bisogno dell’indipendenza politica? O forse servirebbe una maggiore indipendenza culturale dei siciliani?

L’ormai famoso Statuto Speciale è stato spesso scudo per i nostri governanti, affinché ci autodeterminassimo nelle riforme e decidessimo se e quali leggi recepire: tutto ciò sembrerebbe un vantaggio ma è stata per noi la più grande zavorra.

Oggi la Sicilia è governata da politici eletti democraticamente da noi e ancora stiamo tutti aspettando la rivoluzione promessa dal presidente Crocetta: un grande bluff.

Non sono contrario all’autodeterminazione dei popoli. Anzi, adoro le rivoluzioni, quelle vere e quelle serie e oggi non credo che l’indipendenza politica sia la soluzione alla grave crisi che ci affligge.

Oggi ritengo che se davvero vogliamo salvare la Sicilia, dobbiamo rivoluzionare la classe dirigente e mandare a casa i falsi profeti e riprenderci la nostra terra.

Molto spesso non è l’Italia che ci affama, e nemmeno l’Europa, sono i nostri politici siciliani che, piuttosto che battersi per noi e per la nostra isola, si battono per loro stessi e i loro interessi.

Credo che oggi servirebbe una marcia per l’Indipendenza da questa classe politica che non tiene al centro la nostra Sicilia.