Abusivismo, la repressione non può essere l’unica via

Uno tra i più grandi problemi cittadini è senza dubbio quello dell’abusivismo. In merito da una parte si sedimentano le “ragioni del cuore” e scatta il pensiero che “devono pur mangiare, senza delinquere”, dall’altro si pone la consapevolezza che bisogna avere rispetto non soltanto delle regole ma anche di coloro che con grandi sacrifici rispettano le leggi si e, per mantenersi in regola, compiono dei veri e propri salti mortali.

A tal proposito ritengo giusto che l’amministrazione si attivi affinché Palermo torni alla normalità e le regole valgano per tutti. Quella “normalità” che invece oggi è occupata totalmente dall’abusivismo. Quando infatti tali abusivi gestiscono attività in cui può essere messa a rischio la salute pubblica (varie multe sono state elevate anche per carenze igienico-sanitarie, oltre che per esercizio abusivo) non si può transigere, e bisogna intervenire con fermezza.

La repressione, però, non può e non deve essere l’unica via. Da tempo ripeto che la nostra Palermo va ripensata e le zone della cosiddetta movida riviste, perché la città possa tornare ad essere una città giovane, in cui è possibile divertirsi rispettando le regole.

Il passo successivo alla ferma repressione deve essere infatti la costituzione di un tavolo tecnico guidato dal sindaco e coadiuvato anche dalle circoscrizioni, che si ponga come fine quello di ridisegnare Palermo e studiare dei percorsi di legalità che permettano agli abusivi di regolarizzare le proprie attività rispettando le norme comunali.

Per farlo bisogna infatti trarre esempio dalla quotidianità. Un buon padre di famiglia deve infatti accompagnare uno “scapaccione” per evidenziare l’errore con una pacca sulle spalle per indicare al figlio la retta via. Solo così si possono trarre le indicazioni per vivere nel modo più giusto e con la piena consapevolezza di ciò che si fa ogni giorno.