Fermare la “maternità surrogata”: ecco perché ho firmato

La pratica della “gestazione per altri”, la cosiddetta Gpa, maternità surrogata spesso nota come “utero in affitto”, consiste nel mettere a disposizione il corpo delle donne per far nascere dei bambini che poi siano consegnati ai committenti. Una pratica assolutamente non naturale e che, soprattutto, si basa sullo sfruttamento della donna. Si avvicina, tra l’altro, la Giornata dedicata alle donne e oggi più che mai sento il bisogno di dire la mia sull’argomento.

Tale atto sta diventando sempre di più un gesto realizzato da vere imprese che si occupano di riproduzione umana. Sono in aumento i casi di personaggi famosi – soprattutto attori e politici che possono permetterselo – che ricorrono a questa pratica per colmare il loro desiderio di maternità e paternità. Se non interviene nessuna legge, il corpo delle donne comincerà sempre di più a diventare oggetto di sfruttamento all’interno di un vero mercato della riproduzione. Il tutto sulla base di un rapporto di dominazione sessista ed economico, che sfrutta la crisi che imperversa e rende tutti pedine di un sistema aberrante.

I bambini, tra l’altro, non sono merce di scambio. Non sono oggetti che possono essere comprati quando si abbia dei soldi per farlo. Sono solo frutto d’amore e tale amore – se è fortemente presente – sarebbe più giusto venisse donato a quei tanti piccoli che crescono e vivono in un orfanotrofio o in Paesi sottosviluppati.

Ho deciso così di firmare questa petizione per denunciare questo sporco utilizzo della donna mercificata e per chiedere a Francia e altri Paesi di rispettare le convenzioni internazionali e di agire a livello internazionale per fermare questa pratica.

Io ho firmato. E voi?

Qui il link della petizione.