A proposito di Pino Maniaci: l’antimafia non è un marchio ma una qualità

La vicenda di Pino Maniaci – indagato per estorsione – dimostra, innanzitutto, una cosa: l’uso a volte ipocrita dell’etichetta dell’antimafia.

Sì, perché non ci dovrebbero essere delle categorizzazioni. A nessun giornalista, politico, sacerdote, ecc., dovrebbe essere data la qualifica di ‘antimafioso‘, come se fosse un predicato piuttosto che un aggettivo.

Come scrisse una volta Leonardo Sciascia, infatti, bisogna rifuggire dai professionisti dell’antimafia, non solo perché così si evitano dispiaceri e rabbie come quelle di queste ore contro uno che – al netto dell’attesa degli esiti delle indagini e dei risvolti processuali – avrebbe abusato del riconoscimento di essere un paladino dell’antimafia, ma perché essere contro cosa nostra e ogni altra forma di organizzazione criminale dovrebbe essere un modus vivendi connaturato a ogni cittadino onesto: insomma, non un marchio ma una qualità civile.

Ci si augura, quindi, che quanto emerso a proposito del direttore di TeleJato, possa essere da lezione per tutti noi: l’antimafia non è una condizione da lodare in tot persone (la maggioranza delle quali, magari, fa ‘solo’ il proprio dovere) ma un pregio da preservare in tutta la gente che vuole ridurre la possibilità delle mafie di contaminare il tessuto socio-politico-economico delle nostre comunità.