No al reddito di cittadinanza, sì a investimenti e formazione

Non sono d’accordo al concetto di ‘reddito di cittadinanza‘.

Credo che in questa fase storica non possiamo permetterci altro assistenzialismo improduttivo.

Le pubbliche amministrazioni (qui da noi) sono già piene di precari, spesso nullafacenti. E adesso creare sacche di assistenzialismo non serve.

Se davvero si vogliono innescare meccanismi virtuosi per il mondo del lavoro, bisogna investire sulle aziende in crisi affinché possano rientrare nel mercato oppure sulla formazione dei disoccupati, che li metta in condizione di poter lavorare o di poter fare impresa.

Credo che il reddito di cittadinanza sia ormai diventato una moda per cercare di catturare consenso, ma, così facendo, il mondo della politica si mostra miope.

Chi pensa al consenso immediato senza immaginare il futuro, non offre un servizio alla comunità, ma semplicemente sposta il problema alle prossime generazioni.

Per cui, io dico no al reddito di cittadinanza, ma dico sì a investimenti che pensino al futuro del Paese.

Dico no all’annientamento delle identità economiche locali (i centri commerciali e le grandi multinazionali stanno divorando il tessuto economico delle nostre città).

Dico sì agli investimenti che riportino al centro identità e culture territoriali.