Palermo policentrica, l’idea di una città con vari centri di potere gestionale

In tanti si interrogano su quale potrebbe essere l’idea della Palermo del futuro, quale visione di città, quale forma organizzativa possa meglio raffigurarla.

La mia idea di città è molto chiara perché Palermo è la sintesi di diverse identità, di diversi “orgogli territoriali”, ma soprattutto è frutto di un’evoluzione non sempre omogenea.

Se il centro città è stato negli anni molto attenzionato, buona parte del centro storico è stato lasciato in uno stato di grave abbandono, così come le periferie sono state abbandonate al loro destino, facendo sì che nascessero “diverse Palermo” ed enormi sacche di disagio sociale.

Un errore da parte di chi ha governato Palermo negli ultimi 40 anni che oggi non può essere risolto se non attraverso una nuova organizzazione cittadina.

Credo che parlare di semplice decentramento, delegando qualche potere ai Consigli di Circoscrizione, sia poca cosa. Se davvero vogliamo stravolgere Palermo, dobbiamo immaginarla come una “città policentrica”.

È necessario creare diversi centri di potere gestionale, affinché i territori tornino ad essere protagonisti dei loro destini, ma soprattutto facendo sì che i cittadini si avvicino sempre più alla gestione della cosa pubblica. Si potrebbe nell’ottica di una migliore gestione del territorio immaginare anche il superamento delle 8 Circoscrizioni tornando ai 25 quartieri che componevano la nostra città.

Immagino più centri di potere, perché immagino il cittadino protagonista del proprio del proprio quotidiano; immagino quartieri periferici ove ritornino vitalità e socialità, perché Palermo non può essere soltanto il centro storico e/o le borgate marinare nel periodo estivo.

Palermo è ricca e complessa ma l’attuale gestione centralizzata non fa altro che aumentare la distanza tra il palazzo e la città.

Spesso non ci si accorge che ai faraonici progetti immaginati da fantomatici “guru” della modernità, basterebbe affiancare il consiglio di un comune cittadino che quel provvedimento lo vedrà calato sulla propria testa e che probabilmente quel progetto lo smonterebbe con poche parole, con la consapevolezza che la cosa pubblica vada gestita con la logica del buon padre di famiglia.

Se è vero che amministrare una città come Palermo non è semplice, è altrettanto vero che tale gestione si potrebbe semplificare se ogni attore della politica cittadina si facesse carico di un pezzo della responsabilità amministrativa.

Sono sempre più convinto che Palermo oggi non abbia bisogno di un uomo solo al comando, ma di una comunità che si metta in cammino verso il futuro.

La nostra Palermo non ha bisogno dell’egoismo di chi si crede il sale della terra, ma dell’umiltà di un gruppo di giovani amministratori che vogliono essere protagonisti del presente della loro città.