Ricordando Giuseppe D’Angelo: la mafia non è solo cosa nostra

Grazie all’associazione Libera oggi ho partecipato per la seconda volta a un incontro tenutosi con gli alunni delle scuole delle medie per parlare di Giuseppe D’Angelo, come familiare della vittima, insieme alla sorella Caterina e a mia mamma. Giuseppe, infatti, era un nostro cugino.

Già in passato vi ho raccontato la storia di questa vittima innocente e oggi ho avvertito una grande responsabilità verso quegli alunni che mi ascoltavano, perché a loro non abbiamo raccontato soltanto il folle gesto di cosa nostra ma, insieme a Libera, alla sorella Caterina e a mia madre, abbiamo cercato di trasmettere il bisogno di riscatto, la necessità di rinascita che deve crescere in modo sempre più forte nella nostra città.

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La società del futuro deve essere la società della speranza

Dopo la strage di Nizza, in molti profili ho letto commenti che hanno inneggiato alla violenza, all’espulsione di chi è diverso da noi.

Alcuni addirittura hanno condiviso la bufala sullo sgancio della bomba atomica da parte di Putin.

Pensieri molto lontani dalla mia idea di società.

Noi non siamo come loro, e chi è diverso non deve farci paura, perché non tutti sono terroristi.

Oggi dovremmo gridare con voce unanime “stop alla violenza” e, al tempo stesso, dovremmo sempre tendere una mano al fratello in difficoltà indipendentemente dal colore della sua pelle e dalla sua religione.

Dobbiamo pretendere pene certe che permettano di espellere i violenti e/o coloro che non hanno diritto all’asilo ma un Paese civile ha l’obbligo morale di accogliere chi fugge dalla guerra e dalla miseria.

Perché si organizzano eventi in luoghi non accessibili ai disabili?

È assurdo che nel 2016 a Palermo si possano organizzare eventi in luoghi non accessibili a tutti.

Con estremo rammarico leggo che la direzione dell’evento La Sicilia che c’è ammette che la location dell’evento non si presta a accogliere i diversamente abili e i bagni sono in un luogo inaccessibile alle carrozzine.

Pertanto tale evento, piuttosto che proiettare la nostra città nel futuro, la riporta secoli indietro.

Ancor più grave è il patrocinio concesso dal Comune e dalla Regione: la Pubblica Amministrazione dovrebbe sempre pretendere standard organizzativi molto alti quando concede il proprio patrocinio e tra questi l’accessibilità dei luoghi deve essere il primo dei requisiti.

Solidarieta

Facciamo di Palermo una Comunità Solidale

Lancio un appello a una maggiore sensibilità civica nei confronti di chi sta vivendo momenti di disagio e scende in piazza per protestare.

Siamo, infatti, tutti nella stessa barca: siamo tutti Almaviva, tutti precari, tutti in situazioni di qualche disagio (economico, sociale…).

Ecco perché ho deciso di presenziare a tutti gli scioperi, indipendentemente dal valore aggiunto che potrà portare la mia persona.

Solo attraverso un percorso di solidarietà civile attiva – perché i problemi degli altri sono anche i nostri – si può giungere a un progresso collettivo, tale quindi per generare benefici di diversa specie all’intera collettività.

Basta egoismi e girarsi dall’altra parte; basta sbuffare quando incrociamo un gruppo di persone che sta protestando per tutelare i propri diritti e, spesso, il proprio pezzo di pane.

Facciamo di Palermo una comunità solidale.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Sermone del pastore Martin Niemöller).