Mondello

Cabine? Non si mettano in crisi le aziende che offrono lavoro

Già lo scorso anno avevo manifestato il mio pensiero, sostenendo che la soluzione all’annoso problema delle cabine andava trovata durante la stagione invernale. Ed invece, così come già avvenuto un anno fa, tutti si risvegliano alle soglie dell’inizio della nuova stagione.

E’ di nuovo “guerra” infatti tra il Comune e la società Italo-Belga che da anni gestisce l’arenile e che ha la concessione fino al 2020. L’amministrazione ha espresso infatti la volontà di voler applicare fin da subito le clausole di salvaguardia previste dal piano di utilizzazione del demanio marittimo (il Pudm), cosa che lo renderà operativo immediatamente.

Dal canto suo, Gianni Castellucci, amministratore delegato della società, aveva fatto sapere di essere pronto a “ricorrere nelle sedi competenti per essere adeguatamente risarciti per il danno economico e di immagine subito dalla nostra società”.

Non sono un fan del cabine, ma al contempo credo che in questo momento di forte crisi non bisogna mettere in difficoltà quelle aziende che continuano a offrire lavoro investendo sul turismo e sul mare.

Chiude il bar Recupero, l’amministrazione avvii subito tavolo di crisi

Un altro pezzo di storia abbandona la nostra Palermo. Ad abbassare le saracinesche, a distanza di due anni e mezzo dalla prima chiusura, è il bar Recupero.

Tanti, troppi i marchi storici che continuano a morire in questa interminabile stagione di crisi. L’amministrazione comunale deve reagire e deve farlo prima che a tali chiusure ci si abitui. Non credo che oggi la nostra città si possa permettere di continuare a guardare inerme la fine di chi, investendo su stesso, ne è divenuto simbolo economico e gastronomico.

Mi auguro che il sindaco Orlando intervenga in fretta per avviare un tavolo di crisi sull’emergenza cittadina. E’ fondamentale capire che il volto della nostra città è disegnato anche da queste attività commerciali che ne hanno fatto la storia e che oggi rappresentano, con la loro chiusura, un’oscura faccia di una realtà in crescente degrado.

Forconi, quel grido disperato che la politica non ascolta

Da Nord a Sud, il malessere italiano cresce. Per la prima volta i coltivatori del settentrione hanno pienamente compreso la necessità di essere un unico corpo con quelli del meridione, perché oggi la crisi è del Paese. Ma, come ha ben detto Mariano Ferro, leader dei Forconi, questi ultimi non sono soltanto coltivatori. I forconi rappresentano la rabbia dell’Italia che soffre, risultato di una politica sorda e lontana dalle strade e dai cittadini.

Oggi le istituzioni devono dare risposte serie e con serietà occuparsi delle piccole realtà imprenditoriali che rappresentano il vero tessuto socio-economico del Paese. La proposta del movimento capitanato da Ferro rappresenta un disperato grido di aiuto che le varie amministrazioni non possono non ascoltare. Non è più tempo di parlare di destra e/o di sinistra. Oggi la politica deve occuparsi di un Paese che non risponda a un colore, ma che ha un vero e concreto bisogno d’aiuto.

Vergognoso multare gli agricoltori che protestano

Mi preme commentare la notizia delle multe da 2600 euro sanzionate a dodici agricoltori di Riesi, comune in provincia di Caltanissetta, che, nell’ottobre del 2009, avevano bloccato corso Calatafimi nel corso di una protesta a sostegno del settore agricolo.

Perché è inammissibile che al grido di protesta e di sofferenza degli agricoltori nei confronti delle Istituzioni sorde si risponda con la repressione e con le sanzioni amministrative.

Anziché rendersi conto che la nostra Sicilia è nel baratro, in compagnia di tante terre del Sud, e che protestare è l’unico strumento che ha in mano chi sta subendo sulla propria pelle gli effetti di una crisi economica devastante, si punisce chi non ne può più e ha deciso di alzare legittimamente la voce.

È ovvio che bisogna rispettare la legge, sempre e comunque; ma è moralmente vergognoso non ascoltare la voce di chi soffre e continuare a tartassare i cittadini.