Recuperiamo la nostra identità economica, Palermo è il nostro futuro

I governi passano, Palermo resta. Con questa frase chiudevo un post di qualche anno fa, quando immagino che la rinascita cittadina dovesse necessariamente passare dal recupero della nostra identità.

In un mercato in crisi, con un globalizzazione che tende a uniformare le identità, cancellando quelle piccole grandi differenze che arricchiscono il territorio, ritengo che l’unica vera grande scommessa che dobbiamo intraprendere è quella di riaffermare con decisione i nostri segni caratteristici.

Spesso, quando siamo lontani dalla nostra terra, con orgoglio ci definiamo Palermitani, ma poi accettiamo passivamente che il mercato guidi il nostro quotidiano, e cancelli giorno dopo giorno quei segni distintivi che ci rendono orgogliosi.

Già in passato scrissi che Palermo è… identità, un’identità che può e deve essere il vero volano di svolta.

Ho parlato di imporre il “modello Palermo” e quindi di non seguire l’esempio di altre città, Palermo non è Amsterdam, non è Barcellona, non è Parigi, non è Londra, Palermo è PALERMO e da lì è necessario ripartire.

Palermo è un insieme di centri storici che possono far sì che il turismo decolli in tutte le realtà territoriali, dal centro alle periferie, un turismo che non sia costruito semplicemente intorno alla risorsa mare, ma che possa divenire turismo culturale.

Palermo è attenzione per la famiglia, la storia culturale dei nostri territori ha da sempre dato enorme valore alla famiglia, è lì che ci rifugiamo non appena abbiamo un problema e da lì che partiamo per ogni nostra piccola scommessa, ma il nuovo modello imposto dal mercato, ci impone la necessità di produrre in modo sempre più intenso mettendo da parte ciò che davvero è importante, e la centralità della famiglia è sempre più messa da parte, portando al centro la necessità di produrre e consumare.

Palermo è identità se chi amministra decide di impegnarsi a promuovere le piccole botteghe di quartiere che con enormi difficoltà riescono a reggere il confronto con i grandi centri commerciali.

Perché mi rifiuto di immaginare che il futuro sia fatto da centri commerciali i quali al loro interno sono composti sempre e soltanto dagli stessi marchi che hanno ormai monopolizzato le economie cittadine (in tutte le città abbiamo gli H&M, i Donuts, i Tezenis, ecc.).

Il futuro è dei territori, e di uomini e donne che vivono Palermo e che con il loro ingegno e con il loro estro rendono la nostra città unica. Artigiani e commercianti che la mattina alzano le loro saracinesche cercando di portare avanti la storia dei loro marchi e delle loro famiglie.

Palermo è il nostro futuro, un futuro che deve essere reso unico e originale dalla nostra Palermitanità.

Per questo credo che sia arrivato il tempo di metterci in rete e di affermare che Palermo è il nostro futuro, un futuro di Palermitani.

Ztl: “Scelte su limitazione traffico rischiano di danneggiare l’economia”

Per un attimo avevo pensato che il buon senso si fosse impadronito di questa amministrazione, e le scelte definitive sulle Ztl fossero state finalmente guidate da un maggior rispetto nei confronti dei cittadini.

Purtroppo leggendo gli ultimi provvedimenti devo ricredermi, perché alle tante correzioni, si sono aggiunte ulteriori ingiustizie.

E’ da folli pensare che i dipendenti delle attività delle aree in cui insistono le Ztl (quindi lavoratori obbligati a prendere l’auto per andare a lavoro) non possano usufruire di sconti e che le auto dei residenti non possano nemmeno sostare. Ciò significa infatti che se vivi nel perimetro Ztl o paghi il pass o sei costretto ad affittare un garage.

Voglio ricordare al nostro sindaco che fin quando il servizio pubblico non sarà pienamente efficiente (e tante sono i deficit tal senso) le scelte sulle limitazioni del traffico rischiano di danneggiare anche l’economia cittadina.

Disoccupazione

Emergenza Lavoro: la politica punti sulla serenità degli italiani (e non su se stessa)

Disoccupazione al 13%.

L’Italia continua ad essere il paese dei record: questa volta, però, è negativo (e non è la prima volta).

Ed è di ieri la notizia che a Palermo saranno licenziati decine di lavoratori del Gruppo Randazzo e del Bar Mazzara.

Tanti, troppi italiani hanno bisogno di riconquistare la serenità lavorativa.

Oggi ci si continua ad interrogare sulle riforme, sui tagli alla spesa e su quant’altro possa permettere alla politica di riconquistare la verginità persa agli occhi dei cittadin: ma, ancora una volta, l’apparire supera l’essere.

Ai risparmi non seguono adeguate risposte al mondo produttivo affinché l’economia del nostro Paese possa ripartire.

Pensare che quasi un italiano su due oggi non ha serenità lavorativa è un dato davvero sconvolgente e sconfortante, ma sopratutto inaccettabile per una Nazione come l’Italia, considerata tra gli otto Paesi più industrializzati del mondo.

Per far realmente ripartire l’economia italiana bisogna restituire ai nostri imprenditori la serenità della scommessa imprenditoriale e ai nostri concittadini la speranza di un lavoro dignitoso che garantisca una vita dignitosa.

Gazebo, l’amministrazione punisce chi ha rispettato le regole

L’amministrazione non può lasciare un vuoto normativo e, in attesa del nuovo regolamento, imporre a tutti coloro che hanno regolare concessione di smontare i gazebo.

Stiamo vivendo una fase critica per l’economia cittadina e se qualche imprenditore ha deciso di investire nella propria attività, ampliandola con gazebo regolari, l’amministrazione non può che ringraziarlo perché indirettamente investe anche sulla città.

L’amministrazione deve supportare i commercianti che hanno rispettato le regole e conseguentemente deve premiare coloro che, piuttosto che vivere nella normale irregolarità, hanno deciso di vivere nella legalità.

Oggi si punisce chi ha rispettato le regole, oggi si dà ragione a chi ha preferito rischiare una multa ma proseguire nell’irregolarità, oggi Palermo ha deciso di punire coloro i quali in questi anni hanno fatto enormi sacrifici per portare avanti, sempre con maggiore fatica, le proprie attività.

L’amministrazione ci spieghi in quale direzione vuole condurre la nostra Palermo, dopo i divieti per la movida e l’eliminazione dei gazebo.

Il nostro Sindaco pensa ad una Palermo Fantasma? Il nostro Sindaco pensa ad una Palermo senza futuro?

E sulle tasse i politici giocano allo scaricabarile

I nostri amministratori, partendo da Palazzo Chigi, passando per Palazzo d’Orleans, fino ad arrivare a Palazzo delle Aquile, dovrebbero lanciare un messaggio chiaro ai cittadini: “A dicembre niente più tredicesime“. Il motivo? La seconda rata della TARES, la tassa comunale sui rifiuti e sui servizi.

E, come al solito, i politici giocano allo scaricabarile: ognuno dice che è stato qualcun altro a volerla.

Ma una cosa è certa: a pagarla sono i cittadini, che ogni giorno che passa vedono sempre più i propri conti in rosso e alla fine del messe arrivano con l’acqua alla gola.

E se qualcuno pensa che TARES e IMU si pagheranno solamente per quest’anno, nel 2014 c’è già l’ombra della IUC, l’Imposta Unica Comunale.

Un nome che già mette i brividi…