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Elezioni: hanno perso le città e ha vinto l’astensionismo

Ancora una volta, dopo una tornata elettorale, l’unico schieramento vincente è quello di coloro che hanno deciso di non decidere.

Tanti, troppi gli errori di una politica arrogante e onnipotente che dimentica di essere strumento di servizio per la collettività. Il cittadino stanco e deluso, così, o non vota o protesta (votando 5 Stelle).

Ancora una volta i partiti (di tutti gli schieramenti) hanno chiesto la fiducia ai cittadini soltanto sulla base della paura che un movimento di protesta potesse essere una sciagura, dimenticando che se molte città sono in ginocchio i colpevoli sono proprio i partiti.

Il rinnovamento deve partire dai territori, i candidati devono essere a fianco dei cittadini e vivere con loro il quotidiano. E’ necessario ritrovare il coraggio di lottare senza paura. E’ necessario stare accanto ai lavoratori in difficolta, ai pensionati che non arrivano a fine mese, agli imprenditori strozzati da una pressione fiscale enorme.

Nelle città non servono grandi proclami, ma semplicemente impegno serio e costante per il bene comune. Pensare che un candidato che copre una buca in campagna elettorale, crei consenso intorno a sé è pura follia.

Oggi hanno perso le città e ha vinto l’astensionismo. E se proprio vogliamo decretare un vincitore tra i protagonisti in campo questo è il Movimento 5 Stelle.

La politica ha deluso e l’antipolitica avanza. E se davvero i politologi improvvisati credono di poter dare un giudizio positivo, del PD, soltanto perché numericamente sono stati conquistati la maggioranza dei piccoli comuni, Vorrà dire che ancora una volta, davanti all’urlo di sofferenza della nostra democrazia, la politica piuttosto che intervenire, decide di girarsi dall’altra parte.

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Elezione, bassa affluenza: non ha vinto nessuno

Per chi crede nella politica la tornata elettorale di ieri non ha alcun vincitore.

La scarsa affluenza alle urne mostra che il popolo sovrano ha deciso di non decidere.

Chi ha vinto, piuttosto che festeggiare, dovrebbe sentirsi delegittimato dalla scarsa partecipazione dei cittadini.

La vera conseguenza di queste elezioni dovrebbe semplicemente essere quella di rimettere il mandato nelle mani dei cittadini.

Poi, il resto delle valutazioni le lascio ai politologi che si occuperanno delle fredde percentuali.

Approvazione Italicum, per niente fiero del mio partito

Da iscritto al PD, oggi non sono per niente fiero di ciò che il mio partito ha fatto.

L’approvazione dell’Italicum con l’aula semivuota è la più grande sconfitta per la democrazia del nostro Paese. Da oggi, per quanto piccolo poteva essere il mio contributo, anche in me si apre un serio momento di riflessione.

Trecentotrentaquattro soggetti eletti con il “Porcellum” e un presidente non eletto dai cittadini hanno deciso che io non potrò scegliere il mio rappresentante in Parlamento e che la stragrande maggioranza dei parlamentari sarà votata dalle segreterie di partito.

Se io non scelgo, io non voto.

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Io non voto con il Porcellum

Nel giro di pochi giorni il panorama politico italiano si è stravolto.

Soprattutto perché buona parte della classe dirigente del PDL ha deciso di non rispettare il volere del suo leader, Silvio Berlusconi. Quest’ultimo, infatti, avrebbe voluto che i suoi votassero contro la fiducia al governo di Enrico Letta, responsabile più di sostenere la sua decadenza che di  aumentare la pressione fiscale sui cittadini (un pretesto, naturalmente).

Lo spettro delle elezioni politiche, quindi, è dietro l’angolo. A prescindere se il PDL dovesse clamorosamente scindersi o meno.

Però non bisogna correre il madornale errore di andare a votare con l’attuale Porcellum, causa dell’instabilità del nostro Paese e del governo delle “larghe intese”.

È dovere dei parlamentari, infatti, correre ai ripari al più presto: preparare e applicare una nuova legge elettorale o tornare quantomeno al Mattarellum (anche se bisognerebbe ricostituire i Collegi).

Sarebbe scandaloso se non si facesse nulla.

Ecco perché voglio lanciare una provocazione: nel caso in cui si dovesse andare a votare al più presto, disertare le urne se il Porcellum non fosse abolito. Perché non saremmo noi italiani a decidere i deputati bensì i partiti stessi con le loro liste bloccate.

Bisogna, infatti, diffondere un messaggio forte e univoco, che abbia come fine la riaffermazione del ruolo decisivo dell’elettore, altrimenti ci ritroveremmo nella classica situazione gattopardesca del tutto cambia per non cambiare nulla…