Ricordando Giuseppe D’Angelo: la mafia non è solo cosa nostra

Grazie all’associazione Libera oggi ho partecipato per la seconda volta a un incontro tenutosi con gli alunni delle scuole delle medie per parlare di Giuseppe D’Angelo, come familiare della vittima, insieme alla sorella Caterina e a mia mamma. Giuseppe, infatti, era un nostro cugino.

Già in passato vi ho raccontato la storia di questa vittima innocente e oggi ho avvertito una grande responsabilità verso quegli alunni che mi ascoltavano, perché a loro non abbiamo raccontato soltanto il folle gesto di cosa nostra ma, insieme a Libera, alla sorella Caterina e a mia madre, abbiamo cercato di trasmettere il bisogno di riscatto, la necessità di rinascita che deve crescere in modo sempre più forte nella nostra città.

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Palazzo delle Aquile

Bomb Jammer, Di Matteo e Cuffaro: come si fa a essere così approssimativi?

«Il Bomb Jammer? Non so nemmeno cosa è…». Parola di Salvatore Orlando, presidente del consiglio comunale di Palermo.

Certo, un politico non deve sapere tutto ma quanto emerso da un servizio pubblicato su L’Ora Quotidiano dimostra eccessive superficialità e carenza di contenuti da parte di non pochi consiglieri comunali, soprattutto in relazione alla criminalità organizzata.

Il Bomb Jammer, infatti, è il dispositivo che neutralizza gli ordigni radiocomandati a distanza e da tempo ormai in molti si sono attivati per metterlo al servizio della sicurezza del PM Nino Di Matteo. Al momento, però, solo parole.

Ma, come si nota dal video, quando si parla di “bomb jammer”, ci sono consiglieri che non sanno proprio cosa dire, a cominciare dal presidente Orlando.

E la domanda sorge spontanea: ma li leggono i giornali, s’informano?

Orlando, per di più, ha affermato: “Già abbiamo i nostri guai, ci manca Di Matteo col bomb jammer“.

Leggerezza intollerabile. Come se le minacce contro il magistrato e le indiscrezioni che leggiamo spesso sui giornali in relazione ad attentati con esplosivo in preparazione per ucciderlo, non fossero una questione palermitana. Così, tra l’altro, si corre il rischio dell’isolazionismo delle Istituzioni, lo stesso che ha offerto alla mafia campo aperto quando uccise Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992.

Stendiamo un velo pietoso, inoltre, su giudizi quale “un grande politico” in relazione a Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia e in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Lo ha detto il consigliere Giuseppe Federico di Forza Italia e lo pensano – ne sono certo – in tanti.

Sostenere apertamente questi pensieri, soprattutto se provenienti da chi dovrebbe rappresentare i palermitano a Palazzo delle Aquile, sono delle vere e proprie pugnalate al cuore della legalità e della memoria.

Perché Cuffaro, al di là del proprio pentimento, ha pur sempre governato la Sicilia con il condizionamento della mafia (e questo è un dato di fatto).

A che servono i 23 maggio e i 19 luglio ogni anno se in seno alle Istituzioni si glorifica Cuffaro?

In ricordo di Giuseppe D’Angelo, una grande persona “normale”

Oggi è un giorno speciale. Il giorno in cui si commemora una persona normale, una grande persona normale. Giuseppe D’angelo, “Pino” nel 2006 è stato barbaramente ucciso dalla mafia, per un puro e semplice scambio di persona. In quella occasione la criminalità ha mostrato il volto più cupo e terribile, palesando che per lei la vita non vale nulla.

Ed anche un innocente può morire. Ricordo Pino con grande affetto, nel suo bar. Io sono cresciuto, e ricordo ancora quando mi recavo lì con i miei genitori per mangiare un gelato, rigorosamente un cono con panna. Divoravo immediatamente la panna per poi chiedergli se poteva aggiungerne dell’altra. E lui non diceva mai di no.

Pino era una persona semplice, ben voluta da tutti coloro che lo conoscevano, ed oggi – come tengo a precisare nuovamente – è un giorno speciale perché non siamo qui a ricordare una vittima “illustre”, ma a commemorare uno di noi. Una persona semplice, un lavoratore che ha sempre vissuto onestamente ed è sempre stato un amico per tutti.

Mafia, tornano gli omicidi e le minacce del pizzo: ci vuole reazione civica

In relazione a quanto accaduto alla Zisa e all’ennesima intimidazione contro un commerciante della città, è proprio nei momenti di maggiore debolezza sociale che l’amministrazione comunale deve alzare l’attenzione verso la criminalità e soprattutto nei confronti di Cosa Nostra.

Palermo, infatti, continua a fare passi indietro sulla sicurezza e gli ultimi avvenimenti lo dimostrano.

Ma non bisogna stare con le mani in mano e reagire soltanto con le parole e con i comunicati stampa: il Comune di Palermo deve mettersi a capo di una reazione civica.

Invito il sindaco Leoluca Orlando, quindi, nella duplice veste di sindaco e di presidente dell’ANCI, ad attivarsi affinché non solo sia garantita la sicurezza dei palermitani ma anche affinché il governo di Rosario Crocetta ridia ossigeno alla città.

Tommaso Natale, intitolare piazza a Giuseppe D’Angelo, ucciso per errore dalla mafia

Ieri, ho presentato una mozione al consiglio della VII Circoscrizione per intitolare una piazzetta a Giuseppe D’Angelo, ucciso per errore dalla mafia il 22 agosto del 2006, perché i criminali pensavano che fosse il boss Spatola.

Nel testo che ho presentato al presidente Pietro Gottuso, ho premesso che quell’omicidio, oltre che mostrare il volto spregevole della mafia, ha scosso le coscienze della borgata di Tommaso Natale.

Inoltre, ho affermato che è dovere morale dell’amministrazione comunale tenere alto l’onore e la memoria dei propri concittadini caduti per mano mafiosa e di ricordare, di conseguenza, un cittadino trucidato per errore e senza pietà.

Perciò, ho chiesto di variare la titolarità della piazzetta del casello in Piazza Giuseppe D’Angelo.

Vi terrò aggiornati sulla questione.