Palermo policentrica, l’idea di una città con vari centri di potere gestionale

In tanti si interrogano su quale potrebbe essere l’idea della Palermo del futuro, quale visione di città, quale forma organizzativa possa meglio raffigurarla.

La mia idea di città è molto chiara perché Palermo è la sintesi di diverse identità, di diversi “orgogli territoriali”, ma soprattutto è frutto di un’evoluzione non sempre omogenea.

Se il centro città è stato negli anni molto attenzionato, buona parte del centro storico è stato lasciato in uno stato di grave abbandono, così come le periferie sono state abbandonate al loro destino, facendo sì che nascessero “diverse Palermo” ed enormi sacche di disagio sociale.

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La città è divisa in due, l’amministratore non risponde. Provo a chiedere a Babbo Natale

In queste giornate prefestive è sempre più chiaro ed evidente che esistano due Palermo, una è quella del centro, quella addobbata, illuminata, quella in cui si organizzano eventi, si creano isole pedonali per i cittadini, si cerca di rendere efficienti i mezzi pubblici.

L’altra Palermo è, invece, terra di nessuno, i servizi scarseggiano, oltre a mancare le luminarie, non c’è un efficiente impianto di pubblica illuminazione, la spazzatura per le strade ha preso il sopravvento, gli operatori ecologici sono ormai un miraggio, e chi gestisce la città continua semplicemente a tagliare nastri dimenticando che oltre il centro esistono anche le periferie.

Per questo ho deciso che in questi tre giorni che ci separano dal Natale, dopo le tante richieste inviate all’amministrazione, proverò a rivolgermi a Babbo Natale, gli scriverò una letterina e avanzerò tutte le mie richieste e se anche anche lui dovesse trovare davanti a se l’assordante silenzio dell’attuale amministrazione non ci resterà che sperare “nell’Epifania con l’augurio che questa giunta porti via“.

Solidarieta

Facciamo di Palermo una Comunità Solidale

Lancio un appello a una maggiore sensibilità civica nei confronti di chi sta vivendo momenti di disagio e scende in piazza per protestare.

Siamo, infatti, tutti nella stessa barca: siamo tutti Almaviva, tutti precari, tutti in situazioni di qualche disagio (economico, sociale…).

Ecco perché ho deciso di presenziare a tutti gli scioperi, indipendentemente dal valore aggiunto che potrà portare la mia persona.

Solo attraverso un percorso di solidarietà civile attiva – perché i problemi degli altri sono anche i nostri – si può giungere a un progresso collettivo, tale quindi per generare benefici di diversa specie all’intera collettività.

Basta egoismi e girarsi dall’altra parte; basta sbuffare quando incrociamo un gruppo di persone che sta protestando per tutelare i propri diritti e, spesso, il proprio pezzo di pane.

Facciamo di Palermo una comunità solidale.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Sermone del pastore Martin Niemöller).

vigili

Più vigili in strada per punire l’inciviltà di chi sporca

Ricevo e pubblico una e-mail di Sergio (un cittadino come tanti desideroso di una città più civile) su cui mi trova completamente d’accordo. E voi?

“Mettere vigili in borghese, dalle 6 alle 8.30 del mattino, vicino le ville e lungo ‘certe’ strade sporche di escrementi di cane, specialmente dove ci sono scuole (i bambini entrano in aula con le scarpette imbrattate e l’igiene) a mattina dalle 6.00 alle 8.30.

Fare multe da ‘paura’ a chi non raccatta le deiezioni del proprio animale.

Lo stesso dicasi per chi butta immondizia fuori orario e fuori dai posti consentiti.

Però che si faccia: no sempre chiacchiere.

Colpirne uno, no, a Palermo almeno una quindicina per educarne 100″.

Cantieri per l’anello ferroviario: come un’opportunità si trasforma in un incubo

Che nel 2016 un cantiere avviato per un progetto di rinnovamento della nostra città debba divenire l’incubo di residenti e commercianti è una vera assurdità.

Un progetto di innovazione come quello dell’anello ferroviario dovrebbe portare entusiasmo in città e far intravedere a commercianti e imprenditori palermitani grandi opportunità di sviluppo economico.

Oggi, invece, si è riusciti a trasformare un’opportunità in un incubo.