Il governo di Crocetta? Sogno rivoluzionario mai nato

Come definire l’esperienza Crocetta, se non il pieno fallimento di un sogno rivoluzionario mai nato.

L’elezione di Rosario Crocetta a governatore della Sicilia era stata accolta dal popolo siciliano come la grande rivoluzione che avrebbe creato per le condizioni per un futuro migliore.

Ma il sogno è durato davvero poco: l’immobilismo è divenuto il vero motore di questa finta rivoluzione che si è presto trasformata in un incubo infinito.

Un’esperienza, quella crocettiana, che riesce perfino a far rimpiangere Totò Cuffaro e riesce a far dimenticare Raffaele Lombardo. Un’esperienza che mette in ginocchio l’intero centrosinistra, colpevole di aver dato a Rosario da Gela la possibilità di sedere sulla poltrona più prestigiosa della nostra Terra.

Ma alla notte crocettiana si oppone una Sicilia che vuole riscattarsi: esistono dei giovani “coraggiosi” che non si arrendono al disastro e sono pronti a lanciare il cuore oltre l’ostacolo operando per il bene della propria terra.

Già l’on. Fabrizio Ferrandelli, durante la direzione regionale del PD, ha segnato con grande chiarezza la strada da seguire, una strada non comoda per chi occupa uno scranno di sala d’Ercole, ma sicuramente la strada giusta da seguire per chi ama la Sicilia, e crede nella politica solo ed esclusivamente come servizio.

Dopo l’iniziativa di Ferrandelli, sono nati molti comitati dai “crocExit” a i banchetti IDV, ma l’unica vera speranza è che le forze positive possano mettersi al servizio della Sicilia per rilanciare le prospettive della nostra Isola.

Europee, dal successo del PD una grande responsabilità

Da consigliere e militante del PD, dovrei oggi fare grandi salti di gioia: il nostro partito non ha semplicemente vinto, ha stravinto e tale successo permetterà a Matteo Renzi di ricevere un pieno mandato popolare.

Ma oggi non è solamente un giorno di festa: è il giorno in cui dobbiamo essere consapevoli della grande fiducia che il popolo sovrano ci affida.

Siamo riusciti a spiegare che gli estremismi grillini non erano la soluzione, che urlare senza proporre non serviva a risollevare l’Italia, ma ancor di più abbiamo avuto la grande capacità di riconquistare la fiducia degli italiani.

Oggi sento sulle mie spalle una responsabilità ancora più grande di quella che sentivo fino a qualche giorno fa, perché ho chiesto di dare fiducia al mio partito ed al mio presidente del consiglio, Matteo Renzi.

Da oggi il PD, a tutti i livelli politici (dalla Circoscrizione al Parlamento europeo) deve dimostrare di meritare tale fiducia ma sopratutto ha il dovere di rendere il popolo orgoglioso di questa scelta.

In bocca al lupo a Fausto Raciti!

Un grande in bocca a lupo al nuovo segretario regionale del PD, Fausto Raciti.

Inoltre, il più grande augurio è quello di portare l’unità in un partito che ha trascorso (e perso) troppo tempo a litigare.

Sicuramente avere avuto il sostegno della quasi totalità dei capicorrente del PD è per lui un grande vantaggio, ma al tempo stesso una grande opportunità.

Legge elettorale, lettera al segretario del PD Matteo Renzi

Oggi ho inviato a Matteo Renzi, segretario nazionale del Partito Democratico, una lettera con cui ho espresso le mie perplessità sulla legge elettorale che si sta delineando.

Ecco il testo:

«Spett. Segretario,

a scriverle è un militante del PD, un semplice Consigliere di Circoscrizione che giornalmente deve giustificare il motivo per cui ha deciso di aderire al partito da lei oggi guidato.

Ma, ancor di più, mi viene chiesto di spiegare il perché abbia deciso di sostenerla alla guida del Partito e conseguentemente alla guida del Paese.

La politica è passione e voglia di servizio, ma sopratutto è attenzione verso il Paese, ed in particolare verso i cittadini che oggi vivono momenti di forte crisi. È importante dirigere gli sforzi verso la creazione di un nuovo patto sociale, perché per risollevare l’Italia serve il contributo di tutti.

Ma se in un territorio ristretto, come le circoscrizioni municipali, il rapporto tra politica e cittadini è diretto, anche se noi ci occupiamo semplicemente di buche stradali, di lampadine spente e di quant’altro lei conosce bene, vista la sua attività di Sindaco, mi rendo anche conto che oggi il Partito Democratico e la politica nazionale in genere siano chiamati ad affrontare le emergenze del Paese, il problema del lavoro, la necessità di rimettere in ordine i conti, ma soprattutto avete la grande missione di restituire speranza agli italiani.

Ma non per questo potete pensare di staccarvi dalla realtà, non per questo potete pensare di aumentare la distanza tra cittadini e politica, non per questo potete pensare ad una riforma elettorale che elimini le preferenze.

Un legge elettorale è uno strumento che non può soltanto servire a costruire un parlamento di nominati, ma deve essere uno strumento nelle mani dei cittadini per controllare la politica.

I nostri padri costituenti vennero eletti con le preferenze, in un momento storico in cui bisognava ricostruire il paese, quelle preferenze portarono in Parlamento uomini e donne che ebbero coraggio e passione per dedicarsi alla nostra Italia.

Uomini e donne che vissero il ventennio fascista senza mai perdere la speranza, e senza mai smettere di lottare per un’Italia libera e democratica.

Oggi, con il Porcellum prima, e con l’Italicum adesso, state togliendo ai cittadini quel potere di controllo e di sovranità, che la nostra carta costituzionale ci assegna. Oggi state salvaguardando la casta, ci imporrete dei candidati che non saranno scelti da noi, bensì da voi.

Seduti al tavolo delle trattative, farete quadrare i vostri conti, ed ancora una volta impedirete ai cittadini di esercitare il potere di scelta e di controllo, perché siete ben coscienti che oggi molti di voi parlamentari non tornereste in Parlamento, ed oggi assistiamo a squallidi spettacoli indecenti che non fanno altro che farci vergognare di voi.

Un Parlamento pieno di condannati, truffatori, uomini che hanno fregato l’Italia e gli italiani, uomini pienamente coscienti di non riscuotere più il consenso dei cittadini, per cui è naturale la ricerca della conservazione della specie.

Pertanto, caro segretario, con grande tristezza e con un pizzico di amarezza la informo che senza le preferenze: IO NON ANDRÒ A VOTARE.

Inoltre, caro segretario, la invito a non fare scelte mediatiche che potrebbero portare benefici elettorali, ma ben pochi benefici alla collettività.

L’abolizione del Senato sarebbe un grande errore, il bicameralismo va riformato, ma tale riforma non può passare attraverso l’amputazione di un ramo del parlamento.

Due camere sono garanzia per il Paese, ma se davvero vuole intervenire sulla riduzione dei parlamentari, la invito ad un’ulteriore riflessione: il Senato, fin dall’antica Roma, ma anche nelle moderne democrazie – come negli USA – è sempre stato il luogo dei saggi, pochi uomini con grande consenso che verificano il lavoro della seconda camera ed hanno pieni poteri legislativi.

Per cui piuttosto che abolirlo, sarebbe più opportuno ridurlo ad un terzo, quindi da 315 i senatori diverrebbero 105, e la Camera, mantenendo le proprie prerogative, potrebbe essere dimezzata da 630 a 315: il risparmio sarebbe notevole ben 525 parlamentari in meno (a fronte dei soli 315 senatori che lei oggi vuole abolire).

Certo, con queste poche righe, non ho la pretesa di potere entrare nella complessa macchina delle riforme, ma sicuramente ho la voglia e la pretesa di scrivere al mio segretario nazionale, per ricordargli che il mandato che ha ricevuto è quello di restituire speranza e diritti, ma soprattutto di sottolineargli che lo scopo di queste due riforme deve essere quello ricostruire il rapporto elettori/eletti, perché come lei potrà ben vedere, dal 2006 al 2013 sempre meno italiani si sono recati alla urne (83% 2006, 75% 2013), e le riforme da attuare non possono continuare ad allontanare i cittadini dalle istituzioni».

Matteo Renzi

Un nuovo inizio con Matteo Renzi

«Alle politiche del Vaffa rispondiamo con le politiche del fare, il popolo delle primarie ha dimostrato di essere migliore della propria classe dirigente. Il popolo delle primarie ha concesso un’altra opportunità alla politica, un gesto folle che non possiamo tradire, non abbiamo piu alibi»

La vittoria di Matteo Renzi alle Primarie del Partito Democratico è un segno evidente di cambiamento: da oggi la vecchia politica non indosserà più un nuovo abito ma si cambia una classe dirigente che da tanti, troppi anni, è alla guida della sinistra e non è mai stata capace di vincere e dare al Paese ciò che avrebbe avuto bisogno per il suo rilancio.

Adesso tocca a noi che abbiamo l’ambizione di cambiare i nostri territori, le nostre città, le nostre regioni, la nostra Italia, la nostra Europa.

Ed io sono pronto per fare la mia parte.