cuffaro

Cuffaro: ecco perché i siciliani hanno di lui un’immagine positiva

Dal giorno in cui Totò Cuffaro è uscito dal carcere, la politica siciliana si è divisa tra cuffariani e anti-cuffariani.

La stampa non fa altro che raccontare ogni singolo respiro dell’ex presidente della Regione e, al contempo, la politica non fa altro che esternare continui commenti pro e/o contro Cuffaro, ma nessuno si chiede il perché di tale “successo”.

Sembra quasi che la nostra terra abbia avuto soltanto tre ere: quella pre-cuffariana (era idilliaca di benessere siciliano), quella cuffariana (era di Mafia e di vergogna) e quella post-cuffariana (era anti-mafiosa composta da soggetti di dubbia morale).

Io invece ciò che mi chiedo è perché nella mente e nel cuore di tanti miei conterranei continua a sopravvivere il mito di “Totò u vasa vasa”. Con estrema sincerità, l’unica risposta che riesco a darmi risiede nell’incapacità e inefficienza dei suoi successori.

E per ultimo, del rivoluzionario “paladino dell’antimafia” Rosario Crocetta, un presidente che ha deluso tutte le aspettative del popolo siciliano, ma sopratutto che ha fatto sì che Cuffarò potesse tornare ad essere il Re di Sicilia.

Questo perché, se la legge – e anche le dichiarazioni dello stesso Cuffaro – impediranno a Totò di tornare alla guida dell’Isola, i siciliani riconoscono in lui un’immagine positiva di potere.

E anche per questo la nostra Terra dovrà ringraziare proprio Crocetta, il presidente della falsa rivoluzione.

 

Garsia Pianoforte

Bass Group, sbagliato tagliare le risorse alla cultura

“Fare dono della cultura è fare dono della sete. Il resto sarà una conseguenza”.

Per questo sono convinto che è dovere dell’amministrazione regionale dare un forte sostegno al mondo della cultura: non credo si possa decidere chi e perché debba essere destinatario di finanziamenti e chi, invece, debba essere privato di tale beneficio.

Se è vero che in questo momento di forte crisi bisogna fare i conti con le scarse risorse a disposizione, è altrettanto vero che l’amministrazione dovrebbe accompagnare le realtà culturali della nostra Sicilia nel mercato, affinché queste possano rendersi autonomi dai fondi pubblici.

Purtroppo, per troppi anni il mondo della cultura ha vissuto soltanto grazie ai contributi pubblici, spesso concessi senza alcuna meritocrazia, ma se sbagliato era quel metodo, altrettanto errato è tagliare fuori dai finanziamenti pezzi di mondi culturali, come nel caso della Fondazione Bass Group.

Purtroppo, quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti, e Crocetta con le sue scelte ha proprio l’aspetto di un gigante.

Nella foto Ignazio Garsia, presidente del Bass Group, che protesta davanti a Palazzo d’Orleans.

Rosario Crocetta

Nato il Crocetta quater, si restituisca la parola ai siciliani

Alla fine è nato. Sono stati nominati ieri i nuovi – almeno alcuni – assessori del Crocetta quater.

Resta il vice presidente e assessore per le attività produttive, Mariella Lo Bello, l’assessore al turismo, Cleo Li Calzi, Giovanni Pistorio, assessore per le Infrastrutture e la Mobilità, Maurizio Croce assessore per il Territorio e Ambiente. E ancora Vania Contrafatto assessore per l’Energia e i Servizi di pubblica utilità e Alessandro Baccei assessore per l’Economia.

New entry Antonello Cracolici assessore per l’Agricoltura, Sviluppo Rurale e della Pesca mediterranea, Gianluca Miccichè assessore per la Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, Carlo Vermiglio assessore per i Beni culturali e l’Identità siciliana, Bruno Marziano assessore per l’Istruzione e la Formazione e Antonio Fiumefreddo assessore per le Autonomie locali e Funzione pubblica.

Di fronte a questo nuovo scacco alla democrazia, io dico ‘Basta’. E’ tempo di restituire la parola ai siciliani. Un governo che nasce e contestualmente viene disconosciuto dai partiti che lo sostengono, è un segnale chiaro che anche questa esperienza governativa si rivelerà fallimentare. Crocetta per una sola volta pensi alla Sicilia e ai siciliani, vada a casa.

Il governo di Crocetta? Sogno rivoluzionario mai nato

Come definire l’esperienza Crocetta, se non il pieno fallimento di un sogno rivoluzionario mai nato.

L’elezione di Rosario Crocetta a governatore della Sicilia era stata accolta dal popolo siciliano come la grande rivoluzione che avrebbe creato per le condizioni per un futuro migliore.

Ma il sogno è durato davvero poco: l’immobilismo è divenuto il vero motore di questa finta rivoluzione che si è presto trasformata in un incubo infinito.

Un’esperienza, quella crocettiana, che riesce perfino a far rimpiangere Totò Cuffaro e riesce a far dimenticare Raffaele Lombardo. Un’esperienza che mette in ginocchio l’intero centrosinistra, colpevole di aver dato a Rosario da Gela la possibilità di sedere sulla poltrona più prestigiosa della nostra Terra.

Ma alla notte crocettiana si oppone una Sicilia che vuole riscattarsi: esistono dei giovani “coraggiosi” che non si arrendono al disastro e sono pronti a lanciare il cuore oltre l’ostacolo operando per il bene della propria terra.

Già l’on. Fabrizio Ferrandelli, durante la direzione regionale del PD, ha segnato con grande chiarezza la strada da seguire, una strada non comoda per chi occupa uno scranno di sala d’Ercole, ma sicuramente la strada giusta da seguire per chi ama la Sicilia, e crede nella politica solo ed esclusivamente come servizio.

Dopo l’iniziativa di Ferrandelli, sono nati molti comitati dai “crocExit” a i banchetti IDV, ma l’unica vera speranza è che le forze positive possano mettersi al servizio della Sicilia per rilanciare le prospettive della nostra Isola.

Rosario Crocetta

Il governo Crocetta nel caos, si dia la parola ai siciliani

Quando penso anche solo per un attimo a Rosario Crocetta e al suo governo, non posso far altro che pensare al caos.

La situazione del nostro bilancio regionale è sicuramente disastrosa, e se non si può scaricare tutta la colpa sul presidente (i Governi precedenti non hanno sicuramente brillato), credo che l’approssimazione di questo governo non faccia altro che aggravare la nostra situazione.

Forse sarebbe davvero il caso di restituire la parola ai siciliani.