Il governo di Crocetta? Sogno rivoluzionario mai nato

Come definire l’esperienza Crocetta, se non il pieno fallimento di un sogno rivoluzionario mai nato.

L’elezione di Rosario Crocetta a governatore della Sicilia era stata accolta dal popolo siciliano come la grande rivoluzione che avrebbe creato per le condizioni per un futuro migliore.

Ma il sogno è durato davvero poco: l’immobilismo è divenuto il vero motore di questa finta rivoluzione che si è presto trasformata in un incubo infinito.

Un’esperienza, quella crocettiana, che riesce perfino a far rimpiangere Totò Cuffaro e riesce a far dimenticare Raffaele Lombardo. Un’esperienza che mette in ginocchio l’intero centrosinistra, colpevole di aver dato a Rosario da Gela la possibilità di sedere sulla poltrona più prestigiosa della nostra Terra.

Ma alla notte crocettiana si oppone una Sicilia che vuole riscattarsi: esistono dei giovani “coraggiosi” che non si arrendono al disastro e sono pronti a lanciare il cuore oltre l’ostacolo operando per il bene della propria terra.

Già l’on. Fabrizio Ferrandelli, durante la direzione regionale del PD, ha segnato con grande chiarezza la strada da seguire, una strada non comoda per chi occupa uno scranno di sala d’Ercole, ma sicuramente la strada giusta da seguire per chi ama la Sicilia, e crede nella politica solo ed esclusivamente come servizio.

Dopo l’iniziativa di Ferrandelli, sono nati molti comitati dai “crocExit” a i banchetti IDV, ma l’unica vera speranza è che le forze positive possano mettersi al servizio della Sicilia per rilanciare le prospettive della nostra Isola.

Rosario Crocetta

Il governo Crocetta nel caos, si dia la parola ai siciliani

Quando penso anche solo per un attimo a Rosario Crocetta e al suo governo, non posso far altro che pensare al caos.

La situazione del nostro bilancio regionale è sicuramente disastrosa, e se non si può scaricare tutta la colpa sul presidente (i Governi precedenti non hanno sicuramente brillato), credo che l’approssimazione di questo governo non faccia altro che aggravare la nostra situazione.

Forse sarebbe davvero il caso di restituire la parola ai siciliani.

pianogiovani

Piano Giovani Sicilia, fare luce sul sito ko

Anche oggi il sito per la registrazione al “Piano Giovani Sicilia” è andato in tilt, mandando nuovamente in frantumi le speranze di tanti giovani disposti a partecipare a questo progetto.

Dopo il black out del primo giorno di registrazione, i responsabili avrebbero dovuto immaginare che un enorme flusso di utenti avrebbe cercato nuovamente di registrarsi al sito e, quindi, il rischio che tutto saltasse era altissimo, per non dire scontato.

Oltretutto, ciò che risulta strano è che, comunque, 800 giovani sono riusciti a completare le procedure: sicuramente questi pochi fortunati hanno beccato la finestrella giusta per l’accesso.

Posso solo constatare che tanti conoscenti, già pochi minuti dopo le 10 (ora in cui era possibile registrarsi), non riuscivano più ad accedere al sito.

Spero si faccia luce su questo mistero, perché la Sicilia ed i giovani siciliani non meritano quest’ennesima presa in giro.

P.s. su Facebook stanno nascendo vari gruppi di “indignati”. Un esempio? Cliccate qui.

Rosario Crocetta

Crocetta Bis? No, meglio tornare al voto

In merito al Crocetta Bis, ritengo che al primo posta debba mettersi sempre e soltanto la Sicilia.

Dovrebbe essere questo, infatti, il centro del pensiero della politica e, in primis, per Rosario Crocetta, che è il governatore della nostra Regione.

Ma il dialogo con le forze politiche è fondamentale, un uomo solo al comando non potrà mai fare bene

Per di più, una maggioranza risicata, con un Presidente costretto al compromesso continuo per garantirsi i numeri per la sopravvivenza, è una maggioranza debole e oggi la Sicilia non può permettersi un governo debole.

Meglio tornare al voto piuttosto che continuare questo ridicola scenetta che sta solamente portando ancor più danni alla Sicilia e hai siciliani.

Marcia per l’Indipendenza, suggestiva ma il problema riguarda i politici siciliani

Domenica, a Palermo, ci sarà la “Marcia per l’Indipendenza” e, senza dubbio, ha il suo fascino e, in un periodo in cui l’indipendenza va di moda, perché non tornare anche noi ad alzare la voce?

Ma per cambiare le cose c’è davvero bisogno dell’indipendenza politica? O forse servirebbe una maggiore indipendenza culturale dei siciliani?

L’ormai famoso Statuto Speciale è stato spesso scudo per i nostri governanti, affinché ci autodeterminassimo nelle riforme e decidessimo se e quali leggi recepire: tutto ciò sembrerebbe un vantaggio ma è stata per noi la più grande zavorra.

Oggi la Sicilia è governata da politici eletti democraticamente da noi e ancora stiamo tutti aspettando la rivoluzione promessa dal presidente Crocetta: un grande bluff.

Non sono contrario all’autodeterminazione dei popoli. Anzi, adoro le rivoluzioni, quelle vere e quelle serie e oggi non credo che l’indipendenza politica sia la soluzione alla grave crisi che ci affligge.

Oggi ritengo che se davvero vogliamo salvare la Sicilia, dobbiamo rivoluzionare la classe dirigente e mandare a casa i falsi profeti e riprenderci la nostra terra.

Molto spesso non è l’Italia che ci affama, e nemmeno l’Europa, sono i nostri politici siciliani che, piuttosto che battersi per noi e per la nostra isola, si battono per loro stessi e i loro interessi.

Credo che oggi servirebbe una marcia per l’Indipendenza da questa classe politica che non tiene al centro la nostra Sicilia.